Centro di Prevenzione PAPILLOMA VIRUS HPV

    La Casa di Cura Villa Mafalda di Roma ha da poco tempo istituito un centro altamente specializzato per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del Papilloma Virus Umano, più noto come HPV, un virus che colpisce la maggior parte delle donne e degli uomini sessualmente attivi almeno una volta nella vita e che, se non diagnosticato in tempo, può essere causa di tumori dell’ano, dell’orofaringe ma soprattutto del tumore della cervice uterina. Il cancro della cervice uterina è il secondo tumore più frequente nelle donne: in Italia colpisce una donna ogni 10.000, vale a dire circa 3.500 ogni anno.

    Il centro, l’unico in una clinica privata romana, si avvale della collaborazione di un’equipe multidisciplinare altamente qualificata coordinata dal Prof. Massimo Giovannini, specialista in Ostetricia e Ginecologia, primario all’Ospedale S. Eugenio di Roma, in grado di fornire un percorso di diagnosi e terapia per questa patologia così diffusa: Ginecologi, Chirurghi proctologi, Dermatologi, Infettivologi, Otorinolarinolaringoiatri, Urologi e Andrologi.

    Nella maggior parte dei casi, l’infezione da HPV è asintomatica (non ci si accorge di averla contratta), non causa alcuna alterazione e si risolve da sola. Degli oltre 150 tipi di HPV, 40 sono quelli che infettano i genitali e una quindicina quelli definiti ad alto rischio, cioè potenzialmente causa di cancro. Il gruppo di HPV a basso rischio, invece, è legati allo sviluppo di condilomi ano genitali in entrambi i sessi, ed altre patologie benigne quali le verruche.

    Il rischio di cancro dipende fortemente da alcuni tipi ben identificati: tra questi, i virus HPV 16 e HPV 18 sono quelli maggiormente presenti nelle lesioni pretumorali e tumorali. Il processo tumorale è in genere lento: può impiegare fino a 20 anni. Un tempo sufficientemente lungo da consentire alle donne che si sottopongono regolarmente allo screening di interrompere lo sviluppo del tumore fin dagli stadi iniziali. Per la diagnosi precoce e la distruzione delle lesioni provocate da questo virus prima della degenerazione dell’alterazione delle cellule è fondamentale sottoporsi ai programmi di screening secondo le cadenze consigliate.

    Come si prende? Questa infezione si trasmette per via sessuale, anche se non necessariamente in seguito ad un rapporto sessuale completo. È difficile stabilire da chi si è contratta l’infezione: il Papilloma Virus può essere trasmesso dal proprio partner attuale o essere stato trasmesso da partners precedenti. L’incubazione può infatti andare da poche settimane a qualche anno.

    Si può prevenire? È molto difficile prevenire questo tipo di infezione. Oltre ad un’indubbia predisposizione genetica (non prevenibile), tutto ciò che sopprime le difese immunitarie può portare alla comparsa di un’ infezione da Papilloma Virus o ad un peggioramento del grado delle lesioni. È quindi di fondamentale importanza uno stile di vita sano. l numero di partners sessuali avuti nella vita ed il numero di partners avuti dal proprio compagno, aumentano il rischio di sviluppare il cancro del collo dell’utero. Combattere il virus ad ogni costo è meno efficace che controllarne l’evoluzione: il modo più sicuro per prevenire eventuali tumori associati alla presenza del Papilloma Virus nei soggetti predisposti è quello di eseguire regolarmente il Pap test e la colposcopia (con scadenze dipendenti dal tipo di lesione diagnosticata).

    Da alcuni anni sono disponibili due vaccini: quello bivalente contro i tipi 16 e 18 responsabili dei tumori del collo dell’utero, e quello quadrivalente, contro i tipi 16 e 18 e contro i tipi 6 e 11, responsabili del maggior numero di condilomi. In Italia, la vaccinazione è consigliata e offerta gratuitamente agli adolescenti preferibilmente intorno al 12° anno di età (prima dell’inizio dell’attività sessuale). Attraverso la vaccinazione è possibile interrompere la catena che dalla semplice infezione può portare al cancro: permettendo all’organismo di contrastare l’infezione, non si verificheranno cambiamenti delle cellule del collo dell’utero che portano, negli anni, allo sviluppo del tumore.

    La diagnosi dell’infezione da HPV viene eseguita sia attraverso la rilevazione, da parte del medico, della presenza delle tipiche lesioni su cute o mucose (condilomi, verruche ecc) oppure attraverso test di screening che consentono di evidenziare le alterazioni delle cellule o dei tessuti provocate dal HPV.

    Finora, in Italia, il test di screening per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero è stato il Pap test, un esame che rileva le alterazioni delle cellule, raccomandato ogni 3 anni nelle donne con un’età compresa tra i 25 e i 64 anni.

    Il nuovo piano di screening prevede la riconversione dei programmi di screening dal pap test al test HPV per le donne al di sopra dei 30-35 anni: il Pap test non scompare ma diventa un esame di completamento (Pap test di triage) che viene letto solo nelle donne risultate positive al test HPV. Il test Hpv è un test più efficace del Pap test per la prevenzione del cervicocarcinoma, in grado di identificare con molto anticipo lo stato di rischio di una donna di avere una lesione rispetto a quanto avveniva con il Pap test. Per questo motivo, è possibile fare il test meno frequentemente, cioè allungare i tempi tra un test HPV e il successivo. Infatti, il test HPV è consigliato ogni 5 anni. L’allungamento dell’intervallo di screening è dovuto al fatto che il test HPV è un test più protettivo, sensibile e sicuro rispetto al precedente. Per questo per la donna passare dai tre anni ai cinque anni di intervallo tra i test non comporta una minore sicurezza rispetto a fare un Pap test ogni tre anni. Il prelievo del materiale da esaminare con l’HPV test avviene esattamente come per il Pap test.
    Il protocollo raccomandato è il seguente:
    – se il test HPV è negativo, la donna verrà invitata a ripetere il test di screening dopo cinque anni
    – se il test HPV è positivo, si esegue il pap test di triage
    – se il pap test di triage è negativo, il protocollo prevede ripetizione del test HPV a 1 anno e colposcopia in caso di persistenza dell’infezione HPV
    – se il pap di triage è positivo, il protocollo prevede colposcopia immediata.
    Avere il test virale positivo, quindi, non vuol dire avere il cancro e nemmeno la lesione pre-neoplastica ma solo la necessità di fare alcuni approfondimenti.

    Quali sono i trattamenti consigliati? Come abbiamo detto, è possibile che le lesioni causate da HPV guariscano spontaneamente senza necessità di essere trattate anche se è importante evidenziare che la  scomparsa delle lesioni non esclude che il virus possa essere ancora  presente  nell’organismo  umano. Qualora non dovessero scomparire spontaneamente, i trattamenti volti alla loro rimozione sono diversi a seconda della lesione:
    – le  verruche  cutanee  possono essere trattate  con soluzioni topiche  a base di  acido salicilico o  acido tricloroacetico o con creme   ad azione  antivirale, oppure  essere  rimosse   con trattamenti chirurgici locali (diatermocoagulazione, laser terapia, crioterapia);
    – I condilomi genitali e anali vengono generalmente vaporizzati attraverso la diatermocoagulazione o i trattamenti laser;
    – Le lesioni precancerose della cervice uterina, vengono asportate con asportazioni parziali del collo dell’utero, con il Laser, o con una particolare “ansa termica” (LEEP) che in pochi minuti consente di eliminare la “parte malata” permettendo alla donna di mantenere inalterate le capacità riproduttive.

    I Medici del Centro di Prevenzione Papilloma Virus HPV

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